sabato 19 giugno 2010


Chi come noi si porta l’Irlanda nel cuore non può che rallegrarsi per questa opera prima del giovane dublinese Conor J. O’Brien, alias Villagers.
Abbiamo scoperto per caso il singolo Becoming A Jackal – stesso titolo dell’album – grazie a un insolito passaggio in F***ing Good Music, ottima trasmissione serale della rete satellitare brand:new di Mtv, e subito ci hanno sorpreso il suo delicato fraseggio folk e la sua immediatezza comunicativa: la critica per lui ha scomodato paragoni scomodi con Elliott Smith, Sufjan Stevens e i Bright Eyes.
Il disco si apre con le orchestrazioni immagnifiche di I Saw The Dead, che narra di un funerale sotto il mare, prosegue con il singolo stesso e con la ritmata Ship Of Promises, dalle parti degli Wilco.
Ma è nella parte centrale che raggiunge l’apice con un pop fiabesco dalla freschezza invidiabile: Home, That Day - con spettacolari cori in farsetto a là Bon Iver - e infine The Pact (I’lle Be Your Fever), una marcetta sixties con un ritornello irresistibile.
Becoming A Jackal (= “Diventando uno sciacallo”, qualcosa che si avvicina a un concept album sulla storia grottesca di un ragazzo che si trasforma appunto in sciacallo) sembrerebbe mostrare, nel finale, qualche segno di stanchezza ma l’indice di gradimento si impenna all’improvviso con la meravigliosa Pieces, il brano migliore di tutta la raccolta, sospesa tra un’atmosfera vagamente jazzy (Tindersticks, Divine Comedy), una magistrale interpretazione vocale tra Damien Rice e Tom Yorke (Radiohead) e un finale da licantropo in stile Eels.
Per PiacenzaSera una delle proposte piu’ interessanti dell’anno in corso.
Anzi.
E se ci trovassimo di fronte (per restare in Irlanda) all’erede di Van - The Man - Morrison?

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