lunedì 24 novembre 2008

Il cucchiaio e la neve


Sarà capitato anche a voi, almeno una volta.
Non potete vedere una partita di Champions perchè dovete andare, ad esempio, all'ennesima riunione di condominio per decidere la sostituzione delle grondaie in lamiera preverniciata e la tinteggiatura del vanoscala - le ultime tre volte avete dato la delega a quello del terzo piano, quel rottinculo che organizza sempre le riunioni tupperware, e se gli proponete di andare anche questa volta a vostro nome finisce che poi quello si incazza pure - e così decidete di registrare il match per vederlo con calma al rientro.
Tornando a casa, mettete in campo tutte le precauzioni utili e necessarie per evitare di venire a conoscenza del risultato.
Scegliete le strade più sfigate.
Camminate rasente il muro.
Evitate i bar e i luoghi di ritrovo notturni.
Vi infilate un passamontagna scuro per essere sicuri di non essere riconosciuti.
Spegnete il cellulare, perchè c'è sicuramente qualche amico stronzo che ha saputo e chi vi invierà un messaggio.
Per ora tutto liscio.
Ma.
Siete quasi sulla soglia di casa, siete lì che state frugando nel borsello alla ricerca delle chiavi, non si trovano mai, chiavi di merda, dove cazzo si saranno andate a cacciare, e dalla finestra di un appartamento lì di fronte percepite il flebile segnale di una radiolina a transistor:
- All'Olimpico, la Roma vince tre a zero. Cucchaio di Totti.

Merda.

Allora salite bestemmiando le scale, aprite la porta e lesti vi dirigete in cucina verso il frigorifero. Un sorso di birra ghiacciata e poi subito a letto, si fotta la partita, che gusto c'è adesso che sapete il risultato, e si fotta anche il cucchiaio di Totti.
(Che poi il cucchaio io ancora non l'ho visto, domenica sera ero nel bel mezzo del viaggio di ritorno da Lione, in un furgone ammaccato talmente saturo di flatulenze intestinali da assomigliare a un vagone piombato delle SS).

La stessa cosa è successa ieri mattina.
Io e Sandra eravamo ancora a letto, in quello strano e piacevole dormiveglia che precede la sveglia mattutina.
Fuori non era ancora l'alba.
Arriva un sms.
E' il Gio, che ci dice:
- E' nevicato!
Così, tanto per rovinarci la sorpresa: a lui faceva schifo che noi si aprivano gli antoni sul terrazzo, come tutte le mattine, e ci si trovava improvvisamente di fronte al magnifico spettacolo della coltre biancastra che ci circondava dappertutto.

Appena sveglia, Agnese guarda fuori dalla finestra.
Quasi le vengono le convulsioni, tanto ride di felicità.

Sandra le dice: hai visto quanta neve?, l'ha portata a casa il papà. E' andato fino in Francia per trovarne un pò.
Davvero?, dice lei, guardardomi con aria interrogativa.
Sì, dico io. L'ho comprata a Lione.
No, la neve scende dal cielo!, esclama, un sorriso dolcissimo stampato sul viso, come dire, non mi prendete in giro!

Ci vestiamo alla svelta, dopo una rapida doccia, e ci tuffiamo nei campi oltre il ruscello per dare vita a una furiosa battaglia di palle di neve.
Anche Oscar partecipa alla festa.
Con le mani ghiacciate, perchè le muffole sono durate un minuto, un minuto e mezzo al massimo, ma letteralmente ubriaca di gioia, Agnese sale sul suo seggiolino per scendere verso l'asilo.
Mentre le allaccio la cintura incrocio il suo sguardo, le sue grosse pupille nere sembrano palle di terracotta.
Con un filo di voce mi chiede, papà, davvero l'hai portata tu la neve?

mercoledì 19 novembre 2008

Feisbu'


Alla fine ho ceduto a chi ultimamente mi ha criticato di snobismo, e anche accusato di essere un tipo antisociale, e mi sono iscritto a Feisbu'.
Se devo dire tutta la verità, ero anche stanco di tornare a casa e la sera sentirmi dire da Sandy:
Hai saputo questo?
Hai saputo quello?
E io che non sapevo mai un cazzo...
Sulle prime ero scettico, d'altro canto già il blog da tenere su è un impegno, non sembra ma ci si deve dedicare un sacco di tempo.

Insomma, temevo si trattasse di una trappola.
Ho scoperto che mi sbagliavo: è una trappola mortale.

I primi problemi arrivano con l'iscrizione: provo e riprovo ad accedere come Country Joe, spostando nome, cognome e soprannome in infinite possibilità combinatorie, ma inesorabilmente vengo rifiutato da Feisbu', quello stronzo, con la scusa che il mio nome "non è credibile".
Vi chiedo:
BED SABIDDA è credibile, come nome?
In cosa è meglio di "COUNTRY" JOE MENZANI?
Per quale cazzo di motivo non posso chiamarmi così, mi chiedo.
E se mia mamma fosse dell'Alabama? Non lo sanno, quelli di Feisbu', quei poveretti, che noi in casa giriamo ancora con un cappuccio bianco in testa?
Dopo ripetuti e sterili tentativi, alla fine mi vedo costretto a iscrivermi con il mio vero nome e cognome.
Si parte male.

Subito vengo invitato a compilare il mio profilo, è una roba che non mi aspettavo: butto giù qualcosa, scrittori soprattutto, e decido che ci tornerò sopra in futuro. Soprattutto la "musica preferita" è un vero guaio: cazzo ci metto in poche righe? Dovete lasciarmi il tempo di rifletterci sopra, non potete pretendere che in pochi minuti possa raccontare oltre venti anni di vita!
Non ho ancora finito di espletare tutte le formalità, che quel demonio di BlackBado mi chiede se voglio diventare suo amico.
E allora ti chiedo, d'un bastardo, a parte il fatto che siamo amici da una vita, ma dove cazzo eri ad aspettarmi, eri nascosto nel mio modem?
Accetto di diventare amico di BlackBado. (Spero di non pentirmene in futuro. Finge di essere diventato un socialdemocratico, ma secondo me quello lì è ancora un comunista...)

Quaado sono dentro, è un disastro, è come essere in mare aperto.
Non ho riferimenti.
Non ho coordinate spazio-temporali.
Insomma, non ci capisco un cazzo.

Palesemnte disorientato, mi faccio spiegare qualcosa dai più navigati.
Mi dicono: la figata è che puoi ritrovarti con gente che non vedi o non senti da anni.
Bene, allora, non mi resta che andare a cercare tutte le persone che hanno avuto un ruolo importante nella mia vita, tipo, che so, il mio istruttore di scuola guida, oppure quello che faceva il chierichetto in San Savino che si mangiava le caccole del naso dopo averle appallottolate con estrema cura, il mio vicino di banco che in prima superiore mi dava del lei, o ancora il panettiere da cui avevo aperto il conto quando andavo alle medie, quel bastardo avido e rancoroso.
Cazzo, ma ci vuole del tempo.
Allora clicco a random sui profili dei miei amici e chiedo di diventare amico di cani e porci, ma non tutti accettano. (Però sono amico di Padre Pio - spero non venga a leggere il blog - e anche udite udite di Jeffrey Lebowski).
Poi provo a districarmi tra le bacheche, i gruppi, le notifiche, ma la cosa mi mette in soggezione: perchè siete tutti li a gaurdarmi?
Non potete farvi un pò i cazzi vostri?

Il giorno dopo mi arriva un messaggio da Sandy, mia moglie da otto anni (correggimi se sbaglio, era il 2000, no?).
Dice che accetta di diventare mia amica.
Cristo, mi dico, ho sposato un'estranea?

sabato 15 novembre 2008

Uomini e topi, 02


L'altra notte è tornato.
Solita ora, cinque in punto (non sgarra di un minuto).
Sandy si sveglia per prima, un pò in ansia, poi anch'io vengo disturbato da alcuni strani rumori che provengono dal tetto di camera nostra.
Sulle prime, pensiamo si possa trattare di qualche gazza o qualche cornacchia che zampetta sulle tegole in cerca di vermi o scarafaggi, capita spesso, non dormono mai, questi uccellacci.
A pensarci bene, cazzo ci fa una cornacchia sul tetto con questo tempaccio?
Piove ininterrottamente da tre giorni.
L'argilla nei campi è zuppa, e il Trebbia è salito pericolosamente, un'immensa colata di melma e fango spinge sui piloni in mattoni del vecchio ponte di Statto.
Restiamo in trepida attesa.
Qualche minuto dopo, lo stronzo ci passa proprio sopra i nostri nasi.
Percepiamo distintamente ogni singolo passettino.

Non dovresti essere in letargo, testa di cazzo di un ghiro?

Perchè cazzo non ti fai i tuoi sei mesi di riposino invernale invece di rompere i coglioni a noi, che a differenza tua si va a lavorare tutte le sante mattine?
Ovviamante lui se ne fotte, il piccolo bastardo (lo sapevate che arriva a misurare al massimo 30 cm, di cui ben 12 di coda?).
Fa lo stesso tragitto più volte, avanti e indietro, avanti e indietro.
Poi lo sentiamo trascinare qualcosa sulle tavole di abete grezzo. Molto lentamente. Deve fare una fatica enorme. Si ferma per prendere fiato, e poi riparte in direzione del suo nuovo fottuto rifugio.
Adesso è tutto chiaro.
Lo stronzo sta facendo un trasloco.
Probabilmente la vecchia tana è stata disturbata da qualcosa o da qualcuno, che so, da un uccello predatore, o forse si è spostata una tegola e quindi improvvisamente si è trovato alla mercè della pioggia incessante.
In ogni caso, continua imperterrito a sportare le sue cose da un posto all'altro: per la precisione, il suo nuovo indirizzo è localizzato in prossimità del cuscino di Sandy, un paio di metri sopra voglio dire, abbastanza vicino al canale della gronda. Deve stare attento a non piombare giù, lo stronzo, se nel sonno gira il gallone si ritrova spiaccicato sulla ghiaia.
E lui continua a trascinare i suoi effetti personali.
Ma quanta roba si porta dietro? Cazzo, uno pensa che un ghiro si possa accontentare di una semplice alcova, fatta di un pò di foglie secche e di rametti intrecciati, oppure di una lastra di poliuretano espanso. Questo qui pare stia arredando un trilocale. Ancora un pò e chiama Casana, il coglione. Cosa si porta dietro, il cassettone dell'ottocento? Il servizio da dodici che era della povera nonna? Il decoder di sky?
Forse sta facendo scorta di cibo, abbiamo letto su Wikipedia che in autunno l'animale aumenta notevolmente di peso, accumulando così una notevole quantità di grasso che gli sarà essenziale per sopravvivere durante il lungo letargo invernale.
Ce lo immaginiamo tutto intento a impacchettare le noci e le noccioline con il nastro adesivo marrone, e ci viene da ridere.
Poco prima dell'alba, i rumori cessano del tutto.
Buonanotte, stronzetto, gli dico.
Finalmente riusciamo a prendere sonno, anche se tra pochi minuti suonerà la sveglia, puntuale come Natale.

lunedì 10 novembre 2008

Ritorno a Spora, 01


Funghi, zero.
Perchè potrei anche mentire dicendo che si è organizzata una passeggiata nei boschi del Monte Penna per respirare aria buona e fare due fotografie eccetera eccetera, ma in realtà la speranza è trovare qualche bel porcino da friggere impanato in padella.
E invece non ne troviamo nemmeno uno.
E' la seconda volta, quest'anno.
Va bene che quest'anno non ce n'è, lo dicono tutti al bar, a Travo, ma ho il sospetto di aver bisogno di una visita oculistica.
Ma poi dico, proprio dello stesso colore delle foglie secche, dovevano farli, sti benedetti porcini?
E perchè non blu, cazzo, o rossi? Le amanite, quelle sì che si vedono bene, e infatti: se le mangi non duri più di un quarto d'ora.
E' un disegno criminoso, ne sono certo.
Allora ripieghiamo su un piatto di polenta e una caraffa di vino rosso al rifugio, in compagnia di motociclisti tutti bardati di cuoio, con la bandana d'ordinanza e gli anfibi sporchi di fango, e alcune coppie stagionate, col vestito della festa, in trepida attesa che nel salone delle feste il leggendario Alberto Kalle possa dare il via alle danze con la sua inseparabile fisarmonica.

Nel pomeriggio facciamo tappa a Spora.
Nulla è cambiato, o quasi.
Parcheggiamo le auto nel piazzale inghiaiato, è vuoto, forse un pò meno grande di quanto me lo ricordavo. Verso valle, la ringhiera è ormai arrugginita, e cosi pure la piccola panchina in cemento sotto il crocifisso è in condizioni critiche. Oltre la strada, dove una volta c'era l'osteria del Dado, adesso c'è un recinto per i cavalli.
La copertura del box, quella che una volta era il nostro solarium pomeridiano, il luogo dove sonnecchiavamo sui sacchi a pelo ascoltando il radiolone portatile, si sta sgretolando tutta e avrebbe bisogno di un intervento di manutenzione urgente.
La chiesa invece è in ordine, il campanile e le absidi sono state riverniciati da poco. Proprio sotto le absidi, sosteneva il vecchio Zanelli, l'unico a essere a conoscenza di questo segreto, si dovrebbe trovare ormai da diversi decenni un tesoro dal valore inestimabile. Povero Zanelli, quante volte ha provato a convincerci, a noi ragazzi, di scavare sotto le absidi alla ricerca del tesoro. Avremmo dovuto farlo di notte, per non dare nell'occhio. E avremmo diviso in parti eque, così aveva promesso. Noi fingevamo di credergli, e allora perchè cazzo non scavate, avrà pensato lui.
Ricordo il giorno che arrivammo su per la prima volta per il campeggio estivo della parrocchia. Ci fece vedere le varie stanze della canonica, esaltandone i pregi sino all'inverosimile, per poi terminare in fondo al corridoio con la visita al bagno.
- Ullallà, c'è anche il bagno!, disse estasiato.
Ridemmo di lui, almeno ora comprendo il significato di quelle parole.
Riconosco le varie finestre, la pensilina, persino il numero civico non è cambiato.
C'è ancora la fontana con la grande vasca in cemento, la vasca dove ci si lavava tutte le mnttine, poco dopo l'alba, buttandoci sotto le ascelle qualche manciata di acqua gelida, prima di partire per l'ennesima gita con la leggendaria Uaz del Ludo: riusciva a trasportarci in venti-venticinque alla volta, quello squilibrato di un prete, altro che punti della patente.
Circumnavigando il fabbricato, io e Agnese ci troviamo nel piccolo giardino sul retro, che poi tanto retro non è, essendo il sagrato della chiesa. Qui, oltre l'ingresso secondario della canonica, c'è un orto curatissimo, due file di pomodori e qualche ciuffo di insalata, e le zucche.
E' il segnale evidente di una presenza umana, più o meno fissa.
Allora non è disabitata, penso.
Mi sporgo oltre il cancello e vedo spuntare una suora che rastrella le foglie cadute con il vento. Sopra il muro di contenimento in sassi, c'è un filare di gelsi.
Mi viene incontro, la saluto.
E' piccola, più piccola di me intendo, e indossa un abito celeste e un paio di sandali, senza calze.
Le spiego che sono venuto a rivedere i posti dove ho passato tante estati, tanti anni fa.
Annuisce, e mentre ci incamminiamo verso il piazzale, dove gli altri erano rimasti ad aspettare, resta in assoluto silenzio.
Dopo qualche istante di esitazione, ci racconta la sua storia.
Vive qui da qualche anno, da sola in questa grande casa. Con l'aiuto dell'anziana madre ha riparato il tetto e ha sistemato le stanze del primo piano, dove ha anche trasferito la cucina e il refettorio, perchè al piano terra c'era troppa umidità e poi sotto le porte si infila una quantità di bestie.
Topi.
Bisce.
Scarafaggi.
Lei odia le bestie, dice.
(Non è proprio come San Francesco, penso.)
Ha uno sguardo duro, ma dolce.
Prima di venire qui ha fatto venti anni di clausura in San Raimondo.
Ma poi non ce l'ha fatta più, ed è venuta qui a vivere come eremita.
Ci guardiamo attorno e vediamo solo prati, e montagne, e boschi, e solo in lontanzana scorgiamo il fumo salire da un comignolo in pietra.
E pensiamo: che botta di vita.

mercoledì 5 novembre 2008

WAITIN' OBAMA BLUES

Alle due e venti il quadro è ancora a tinte fosche.
La CNN assegna a Obama 78 grandi elettori (come ampiamente previsto, gli stati della costa nord-orientale: Maine, Vermont, Massachussets, Connecticut, New Jersey, Delaware, Maryland, Washington DC e poi l'Illinois), anche se gli Exit Polls gli assegnano anche la Pennsylvania (7).
A Mc Cain 34 (nel midwest: Oklahoma, Tennessee, Kentucky, South Carolina).


Mi chiedo il motivo di questi dati a singhiozzo, e poi mi rispondo da solo, idiota, ci sono i fusi orari, e questo vuol dire che per la West Coast bisogna aspettare delle ore.
E' divertente cliccare sulla cartina degli USA, con tutti quegli stati disegnati, per usare una definizione di Caterpillar, da un geometra come fossero villette a schiera. L'unica difficoltà è abituarsi al fatto che gli stati rossi vanno a destra, e quelli blu a sinistra. La forza dell'abitudine: ho esultato quando l'Oklahoma è stato assegnato a McCain...

Ecco i primi commenti: Obama non sta vincendo ovunque, come preannunciato dai sondaggi degli ultimi giorni.
Anzi, il dato nazionale preannuncia un testa a testa: OBAMA: 6.155.244 (50%); MCCAIN: 6.015.600 (49%)
Sembra però che i dati reali non siano così significativi, nel senso che arriverebbero prima i conteggi relativi alle aree rurali, da sempre vicine ai conservatori.
Si diffonde tra i democratici una certa apprensione, per non dire pessimismo.
Oggi il Baldo diceva: gli USA sono un paese razzista, vedrai.
Per me la colpa è di Springsteen. In uno degli ultimi comizi ha cantato per Obama e il Boss, si sa, porta una sfiga pazzesca. Chiedete ad Al Gore e a quell'altro coglione, come si chiamava, sì, certo, Kerry.

In realtà, l'importante è capire come sta andando nei paesi in bilico: Obama è in testa in Florida con il 53%, in Ohio addirittura doppia McCain con il 66%: sono solo proiezioni, ma non si era detto che chi vinceva in Ohio aveva vinto? Nessun repubblicano è mai entrato alla Casa Bianca senza vincere l'Ohio, sono giorni che ci gonfiano i coglioni con 'sta storia.
Eppure stanotte prevale la prudenza.
Nessuno si sbilancia: ma siete giornalisti, merda, qualcosa dovrete pure dire! Tutti a dire: è troppo presto, dobbiamo aspettare, non tiriamo conclusioni affrettate. Cazzo, ma quando arrivano i dati definitivi siamo capaci anche noi di dire: ha vinto quello, ha vinto questo.
La calcolatrice la sappiamo usare.

Arrivano i primi dispacci di stampa.
LIBERO dà la vittoria a Obama: "STRANO MA NERO". , neanche i titoli del Guerin Sportivo degli anni '80...
IL FOGLIO: "Diamogliela vinta, dai, è un gran figo, e poi ci ha liberato da Michael Moore"

Alle due e quaranta esulta la folla radunata a Chicago: la Pennsylvania è di Obama! Sticazzi...
Invece ci spiegano che è uno stato chiave. A questo punto il ragionamento è questo: dando per scontate California, New York e altri stati della regione post-industriale dei grandi laghi, Obama avrebbe già i voti di Kerry del 2004. Un commentatore del TG24 ci spiega che, quindi, gli mancano solo 18 voti per diventare presidente.
Lui, Obama, inganna il tempo giocando a basket nel suo quartier generale.

Quelli che faranno la differenza - ci spiegano - sono i giovani della first global generation, oltre quattro milioni di nuovi elettori, quelli di MySpace e di Facebook, che sono per lo più studenti informatissimi, e sono tutti per Obama (sarà un caso?!).
Sono proprio i giovani delle aree metropolitane che, insieme agli afroamericani e ai latinos, daranno a Obama una vittoria storica.
Che piace per il suo innegabile carisma, per il suo fascino, la sua eleganza, la sua oratoria.
Per Toni Morrison, è addirittura un "poeta".
E poi il fatto della razza, per gran parte del paese, è assolutamente superato, è un problema inesistente, affermano i più.
Ma intanto, la Georgia va a McCain.

Adesso è ufficiale: non ci capisco più niente, con il dato nazionale delle 3.00 ora italiana:
OBAMA: 8.615.229 (49%) - MCCAIN: 8.683.168 (50%)
McCain conquista la cosiddetta America profonda: l'Arkansas (non è lo stato dei Clinton?), il Texas di Bush (ci mancherebbe) e l'Alabama (dove vanno a votare ancora incappucciati, e l'idea di un negro alla Casa Bianca proprio non piace).
Da Vespa, Buttiglione dice che Obama si è sganciato dalle lobby degli omosessuali e delle femministe. Il professore ha sempre in testa quelle robe lì, è proprio un gran maiale.
Un'analista americana, che è stata sua compagna di università, ci dice con aria sprezzante che Obama è di sinistra. Una rivelazione sconcertante. E la pagano anche, per dire 'ste cazzate.
E' un vegetariano, qualcuno aggiunge, ma non si capisce se per lui è una bestemmia o solo una stranezza da freak. Mangia solo un pò di sushi, ma non lo dice in giro perchè fa troppo snob: sono mesi che in campagna elettorale che è costretto a farsi fuori chilometri di hamburger con ketchup e cipolle...

La proiezione delle tre e venti vede Obama a 175, McCain 46.
Sembra che l'Ohio possa essere assegnato a Obama, è oltre il 57%(Fox News).
Sembra sia tutto finito.
Anche la CNN assegna l'Ohio a Obama.
Adesso anche la Florida diventa inutile.
Adesso si discute solo dell'entità della vittoria.
Da Vespa si discute se sarà all'altezza, si discute della sua capacità manageriale. La conclusione piuttosto grottesca è che, anche se è un negro, se è arrivato sino a lì qualche numero ce l'ha.

Alle quattro del mattino il sito di Repubblica.it titola:
OBAMA PRESIDENTE, IL SOGNO E' STORIA

Nel frattempo, a Chicago si sta radunando una folla oceanica.

martedì 4 novembre 2008

Facino Rosa


Le tapparelle filtrano la fredda luce al neon dei lampioni giù in strada, proiettando sul soffitto un’infinita sequenza di sottili linee parallele.
Fessure marziane di un azzurro sinistro.

Accovacciata sul bordo del letto, Rosa inganna il tempo cercando di stabilirne il numero esatto. Lo faceva spesso da bambina, prima di addormentarsi nella grande casa della zia, quando, nel buio della notte, si divertiva anche a seguire con lo sguardo il riflesso sulle pareti dei fari delle auto che correvano lungo la Provinciale.

Rosa stanotte ha dormito poco, e male.
E' riuscita a prendere sonno molto tardi, dopo aver ingerito l'ennesima pasticca prelevata dalla slitta di stagnola in bella mostra sul comodino.
Prima dell'alba, si è svegliata quasi di soprassalto, tra le lenzuola madide di sudore.
E ora è quì, un terribile mal di testa, mentre aspetta con impazienza che arrivino le sette.
Persino il fruscìo leggero, quasi impercettibile, delle foglie trascinate dal vento riesce a infastidirla. Rosa si alza di scatto, abbandonando le sue fette di pane tostato con burro e marmellata sulla tovaglia piena di briciole, assediata da un esercito di agguerrite formiche, e per l’ennesima volta si affaccia verso il marciapiede deserto. Osserva a lungo il disegno geometrico della pavimentazione in autobloccanti, nelle varie tinte pastello e, quasi ipnotizzata, cerca di ripetere lo stesso motivo con una serie di leggeri scatti di un dito della mano destra.
Un altro palese sintomo del suo nervosismo.

Rosa Facino fa l'insegnante alle scuole medie.
Rosa Facino ha poco più di quarant'anni, anche se ne dimostra qualcuno di più per via dei suoi lunghi capelli grigi e delle gonnellone larghe a quadri scozzesi che è solita indossare, e ancora non è riuscita a entrare di ruolo.
Così, ogni santo anno che il Signore manda in terra, per tirare avanti Rosa Facino è costretta a sperare in una supplenza annuale.

L'Aula Magna dell'Isituto Tecnico Industriale è stracolma.
Rosa fa il suo ingresso in punta di piedi, e, dopo una rapida carrellata sulla consueta e triste platea di precari per professione, si accomoda su una poltroncina imbottita dell'ultima fila. Lei è proprio il tipo che preferisce restare in disparte.
Ci saranno più di quattrocento persone, sussurra qualcuno alle sue spalle.
Forse anche più, mormora Rosa tra sè.
Le si fa accanto un ragazzo del sindacato, allenato così bene a intercettare all'istante lo sguardo smarrito degli ultimi arrivati.
C'è la lista dei posti da assegnare?, chiede gentilmente lei.
Sono finite le fotocope, dice lui.
(La solita sfiga, pensa lei.)
Adesso ne vado a fare ancora un centinaio, la tranquillizza lui. Al mio ritorno ti faccio avere tutte le liste. Comunque quest'anno ci sono pochi posti.
Po-po-pochi?, ripete lei balbettando, il terrore materializzato nei suoi occhi.
Molti meno dell'anno scorso, risponde lui, alzando le spalle come per dire, mi dispiace, non è colpa mia.
Questa sì che è una sorpresa: Rosa aveva infatti sentito dire che c'erano state molte richieste di prepensionamento, e anche qualche gravidanza in più del solito, e che quindi i posti vacanti erano diversi.
E invece si mette male.

La Commissione inizia i suoi lavori verso le dieci, che non è il massimo della puntualità, ma poteva andare peggio. Bisogna sempre pensare che potrebbe andare peggio, questo Rosa ormai lo aveva imparato bene.
Il meccanismo di chiamata è quanto di più diabolico una mente umana potesse mai immaginare. Lo speaker parte da una materia qualsiasi, questa volta matematica, e chiama i candidati supplenti iniziando da quelli in cima alle graduatorie ufficiali. Fin qui, tutto bene. La faccenda si complica assai nel caso di un candidato che, per esempio, viene chiamato per una cattedra di matematica ma che preferisce invece optare per un posto di fisica: in questo caso si riparte dalle liste di fisica. E così via, zig-zagando a random tra le varie graduatorie. Inoltre c'è la possibilità del sostegno. Tutti possono optare per il sostegno, e quindi se qualcuno lo sceglie si riparte da lì. Ma se subito un candidato chiamato per il sostegno, abilitato per l'insegnamento dello spagnolo, opta appunto per lo spagnolo, si riparte da spagnolo.
Se non avete capito, non preoccupatevi.
Rosa ci ha impiegato degli anni, per capire.

Passano i minuti.
Passano le ore.
Passano i candidati.

E intanto Rosa Facino cancella dalla lista tutti i posti già assegnati.
A metà pomeriggio, ancora non è stata chiamata, e i posti ancora da assegnare sono ormai pochi. Rimangono otto ore a San Giorgio e otto a Podenzano. Oppure dieci ore a Monticelli d'Ongina. A conti fatti, l'unica possibilità sono le sedici ore di Borgonovo.
Non può pensare di andare lontano, con la quella Uno scassata che si ritrova, sarà una Euro0, o Euro1 se gli va bene, con quella non si fanno vedere in giro neanche gli extracomunitari. Deve cercare di prendere tutte le ore in una stessa sede, così può usare la corriera.
Possibilmente non a casa del Signore.
Ma se ne vanno anche le dieci ore di Monticelli.
E le sedici di Borgonovo, le prende un ometto di mezz'età, basso e stempiato, e anche peloso, ma peloso all'inverosimile: mai visto uno con tutti quei peli addosso.

Stronzo!, pensa Rosa.

Rosa non diceva mai parolacce, ma quanto a pensarle, sì, che le pensava.
Anche se la vecchia zia, che l'aveva cresciuta da quando era morta sua madre, quando Rosa aveva solo sette anni, le diceva sempre che le parolacce è peccato anche a pensarle, non solo a dirle.
Che vada a cagare, la zia, pensa Rosa, mica si faceva questa trafila tutti gli anni per avere una supplenza annuale in qualche posto nel buco del culo del mondo.
Lo sapeva, la zia, cosa voleva dire fare l'insegnante di sostegno in una scuola media di periferia?
Lo sapeva, la zia, quante volte era stata insultata da ragazzini esagitati e maleducati, che le tiravano i cancellini sporchi di gesso sul sedere quando lei era alla lavagna a scrivere?
Lo sapeva, la zia, che l'anno scorso nella sua classe c'era un tipo che le faceva vedere l'uccello tutte le mattine?
Lo sapeva, quella vecchia baldracca, di quella volta che quel tipo si era persino masturbato sotto il banco e poi aveva spruzzato contro la parete dall'intonaco scrostato, proprio sotto la carta politica dell'Unione Europea?
Non aveva mai fatto un cazzo per tutta la vita, la zia, questa era la verità.
Continuava a ripeterle: devi fare questo e quello, devi fare come me, è così facendo che sono arrivata dove sono arrivata.
Rosa avrebbe voluto dirle, adesso: zia, sei una brava donna, ma dove cazzo sei arrivata?
Invecchi da zitella sola in una grande casa decrepita, sopravvivendo grazie alla misera pensione da impiegata di sesto livello alla Posta Centrale, e quello che avanzi lo spendi a fine mese dal parrucchiere. O in una canasta di beneficenza con le poche amiche che ti sono rimaste.
Non hai mai visto altro posto del mondo, è questo che hai sognato in gioventù?

A Rosa non resta che il sostegno.
Verso sera, mentre sta pensando che ancora non ha mangiato nulla da stamattina e che ha una fame da svenire, lo speaker pronuncia il suo nome per la seconda volta.
Facino Rosa!
Lei si riprende e alza la mano, e poi scende nel corridoio centrale dell'aula, esausta, appoggiandosi agli schienali delle poltrone per rimanere in equilibrio.
C'è ancora un posto di sostegno a Fiorenzuola, le dice il Commissario. Le interessa?
Rosa annuisce con il capo e, mentre le prime lacrime iniziano a scenderle sulle guance scavate dalla tensione, pensa: non si può andare avanti così per sempre, e intanto inizia a compilare i moduli prestampati.

«Tra i manifestanti nelle scuole ci sono dei facinorosi»

domenica 2 novembre 2008

L'ENDORSEMENT DI COUNTRY JOE

Un'amica mi ha inviato questo divertente video, reperibile sul sito www.moveon.org:



Tranquilla, non mi dimenticherò.
Non sarò certo io il "motherfucker" che consentirà a McCain di vincere per un solo voto...
Il 4 novembre mi recherò alle urne, farò anch'io la mia bella fila di cinque ore al seggio virtuale di "Travo, Oklahoma" e voterò per Barack Obama!

Siamo o non siamo cittadini del mondo?

CHANGE
WE NEED