mercoledì 29 ottobre 2008

MADRID, 03

Domenica 19 ottobre

L'autobus ci lascia in Glorieta Puerta de Toledo, teatro di un progetto di riqualificazione ad opera di Navarro Baldeweg, il quale sottolinea il carattere pubblico e istituzionale dei nuovi manufatti (un centro sociale, un centro per anziani, una biblioteca) elevandoli mediante un basamento di granito grigio che definisce il margine settentrionale della piazza e individua una sorta di piccola acropoli.
Qui ha inizio il nostro tour attraverso i principali interventi contemporanei realizzati all'interno del centro antico.
Allora percorriamo gli stretti e tortuosi vicoli dei quartieri del Rastro, dove come ogni domenica mattina c'è il mercatino delle pulci, e del barrio di Lavapiès, dove possiamo apprezzare la riqualificazione di Plaza Lara (Linazasoro) e il nuovo Teatro Olimpia (Paredes y Pedrosa).
La tappa successiva è il Centro d'Arte Reina Sofia, recentemente ampliato da Jean Nouvel mediante l’addizione di un volume triangolare sormontato da un’imponente copertura a sbalzo in metallo lucido rosso. Nel complesso risulta poco convincente il prospetto verso Atocha, mentre è straordinaria la grande corte venutasi a creare tra il volume nuovo e il palazzo settecentesco, ovvero una vera e propria piazza coperta che costituisce un vero e proprio brano di città.



Attraversiamo la strada per raggiungere la Stazione di Atocha, opera di Moneo, dove gli elementi della composizione di maggiore rilievo sono la lanterna cilindrica e la torre parallelepipeda dell'orologio.
Sempre Moneo è il responsabile dell'ampliamento del Museo del Prado. Anche se è necessario tenere conto dell'immensa difficoltà insita nel progetto, la sensazione è che al grande maestro spagnolo sia in questo caso mancata una giusta dose di coraggio e sfrontatezza.
Coraggio e sfrontatezza che non difettano invece ad Herzog & de Meuron.
I due straordinari architetti svizzeri hanno recentemente convertito un'ex-fabbrica in un centro culturale polivalente (Caixa Forum) mediante un’ardita opera di sottrazione (ne hanno eliminato di fatto il basamento di solido granito) e di successiva addizione (la hanno sopralzata con un parallelepipedo irregolare in acciaio courtain).


L'aspetto più straordinario è quello strutturale: siamo in dieci o venti tra architetti e ingegneri e siamo tutti lì, mentre aspettiamo pazientemente di entrare in coda, a domandarci come fa a stare su...
Dopo una buona paella al ristorante della Caixa, che vista dall'interno un pò ci delude per la scarsa attenzione ai dettagli, rimane solo il tempo per una rapida incursione in uno dei fantastici musei della città.

MADRID, 02

Sabato 18 ottobre.

Il tour guidato per le zone periferiche della città inizia dal grande cantiere delle Cuatro Torres, allineate all'estremità nord della Castellana e ancora in costruzione. Terminati i lavori, probabilmente nella primavera del 2009, i quattro rascacielos modificheranno per sempre la skyline della città.
In generale, si può sottolineare la distanza tra l’approccio più formalista e creativo dei due grandi studi americani (César Pelli; Pei, Cobb, Freed & Partners, che propongono forme geometriche complesse, ottenute mediante tagli e rotazioni) e quello più tipologico e pragmatico dei progettisti europei (Alvarez y Sala; Norman Foster).



Proseguiamo verso est, in direzione Sanchinarro.
Qui, in un contesto anonimo e povero di segni, gli olandesi MRDRV hanno realizzato un "superblocco" residenziale, ovvero una torre parallelepipeda caratterizzata da un vivace patchwork nei rivestimenti esterni e da un enorme buco centrale, pensato come mirador sul paesaggio urbano.
Un lenzuolo appeso a una finestra, là in lato, recita:
"Balconi per stendere i panni? No, solo design".

Il viaggio prosegue verso sud.
Sollecitato a più riprese, Sergio improvvisa un'interessante lectio magistralis sui temi del grattacielo e della porta urbana.
Nel frattempo arriviamo a destinazione, ovvero il sobborgo di Villaverde, dove senza troppa fatica troviamo il complesso residenziale di Chipperfield.
La composizione libera tra i pieni dei pannelli prefabbricati di rivestimento dai colori terrosi e i vuoti delle aperture vetrate contribuisce a sdrammatizzare la compattezza di questo enorme monolito.


Una signora, probabilmente un'inquilina del palazzo in questione, passa davanti al nostro gruppo, scrolla la testa e ci dice:
"Questo edificio es una mierda!"
Stavamo appunto domandandoci, stimolati su questo punto da Sergio, del perchè spesso le cose che piacciono agli architetti non piacciono alle persone comuni...

L'impostazione degli interventi di housing di Carabanchel, progettati da diversi studi di architettura locali (Aranguren y Gallegos; Madridejos y Ochinaga; Albarola y Martorell; Foreign Office), si differenzia invece per un approccio sostanzialmente funzionalista e una maggiore attenzione alla scala urbana.


La nostra visita si conclude nel quartiere popolare di Usera, dove la Biblioteca Pubblica José Hierro emerge, criptica e impenetrabile, alla stregua di una scultura urbana.
Dopo un pò di shopping del tardo pomeriggio nella zona di Puerta del Sol, l'appuntamento per tutti è fissato per la cena sociale presso l'Ene Restaurante, in Calle del Nuncio, La Latina. Qui, sulle comode sedie progettate dal nostro Carlo, uno dei grandi designer della tradizione del nostro paese, gustiamo tonno e ternera di solomillo. Qualcuno, al piano terra, mangia sdraiato su una sorta di tatami, e la stanchezza prende il sopravvento: Margherita, nove anni, si addormenta dopo le prime portate. La piccola Cecilia, invece, stasera non ce l'ha fatta ed è già in albergo a riposare.

MADRID, 01

Venerdì 17 ottobre.

Piove anche a Madrid, chi l'avrebbe mai detto?
L'acqua inizia a scrosciare proprio nel momento in cui l'autobus lascia il nostro gruppo in Calle Mayor, ma dura assai poco, giusto il tempo per scatenarci nella ressa alla ricerca di un paraagua portatile nei negozietti di chincaglieria gestiti dai cinesi.
La passeggiata nel centro storico di Madrid procede dunque senza intoppi: la meravigliosa Plaza Mayor, capolavoro dell'urbanistica seicentesca spagnola, la Plaza de la Villa, l'Almudena e il Palacio Real - sontuosa opera barocca degli italiani Juvarra e Sacchetti - e per finire il Callao e la Gran Via, costeggiata da raffinati edifici fin-de-siecle.
Qui il gruppo si scioglie. Alcuni di noi proseguono sino all'elegante Circolo delle Belle Arti, realizzato da Palacios nei primi anni Venti, uno dei migliori esempi dell'architettura madrilena di inizio secolo, per poi cenare in uno dei locali più antichi di Madrid, l'Hlardy, situato nei pressi della Puerta del Sol, tra esili colonnine in ghisa, vecchi parquet scricchiolanti e pareti tinteggiate con colori caldi e vivaci.

La nostra prima giornata è filata via liscia, malgrado i miei timori di imbarcarmi su un volo Alitalia proprio di venerdì 17...
Al nostro arrivo all'aeroporto di Barajas, poco dopo le undici, abbiamo trovato ad attenderci Mikaela e l'autista che, senza perdere tempo, ci ha accompagnato in una prima ricognizione della città, in particolare della zona immediatamente a nord-est del nucleo storico, gravitante attorno al Paseo de la Castellana (le Torres Blancas e il Banco de Bilbao di Sainz de Oiza, l'Hotel Puerta America di Nouvel e altri, le KIO Torres a Puerta Europa di Philip Johnson e Burgee & Ass.)


La Castellana è l'arteria principale della città, la taglia tutta da nord a sud: essa costituisce da sempre, almeno dalla metà del XIX secolo in poi, la sua colonna vertebrale. Per questo motivo, i madrileni la considerano il vero fiume della città, dal momento che il Manzanarre si trova, invece, in posizione defilata e poco strategica.
Nel primo pomeriggio siamo finalmente scesi dall'autobus per sgranchirci le gambe e per gustare qualche tapas al Cafè Teatriz, un raffinato ristorante ricavato da Philippe Starck in un antico teatro, per ammirare l'Edificio Girasol, uno delle opere più famose di Coderch, e per finire con la visita al Santiago Bernabeu, uno dei templi mondiali del calcio, recentemente ristrutturato dall'Estudio Lamela.


Secondo recenti statistiche è proprio il Bernabeu, e non il Prado, il monumento più visitato della capitale spagnola...

venerdì 24 ottobre 2008

Il cugino più di tutti (tra quelli maschi, ovvio), Andrea - noto estimatore del Drugo: con il tempo ho imparato a considerare l'amore incondizionato verso The Big Lebowski come una chiara discriminante che individua le persone che mi piace frequentare - mi ha inviato un prezioso articolo uscito sull'ultimo numero di D di Repubblica, riguardante il mondo del Lebowski Fest.
Lo posto qui sotto (cliccando sulle immagini le ingrandirete sino a renderle, più o meno, leggibili).

Qualche giorno fa un altro amico, Daniel, mi ha portato in dono un bel volume, su carta patinata, sui più grandi film di tutti i tempi.
A casa, sfogliandolo con attenzione, mi accorgo dell'assenza, a dir poco clamorosa, del capolavoro dei fratelli Coen.
Allora gli invio un sms, con cui dico, grazie, davvero bello, ma non c'è il Drugo.
Lui mi risponde, è vero, ma devi tener conto che lui ormai esula dalla storia del cinema, lui fa parte a pieno diritto della storia della filosofia.
La sua risposta, a caldo, non mi sembra convincente, ma poi più ci penso più mi accorgo che, sì, cazzo, bisogna ammetterlo, il Drugo è stato uno dei più grandi pensatori del XX secolo.



martedì 21 ottobre 2008

Tanz bambolina


Mi piace portare Agnese all'asilo, anche se non riesco a farlo poi così spesso.
Lei, invece, viene poco volentieri con me, un pò perchè adora sua madre, un pò perchè, sostiene lei, il seggiolino della mia auto è molto scomodo e quindi non riesce a schiacciare l'ultimo pisolo prima di arrivare a destinazione.
Così devo convincerla con metodi abietti, ovvero devo letteralmente comprarla.
A volte le prometto i soldi di cioccolato, un suo autentico "must", anche se il problema è che ormai non li vende più nessuno, è roba datata, nemmeno la cioccolateria sotto lo studio: li tengono solo sotto Natale, mi dicono. E allora non mi resta che andarli a cercare all'Autogrill, cazzo, davvero comodo.
Oppure le permetto di portarsi dietro, a titolo di risarcimento morale, quantità assurde di giochi e bambolotti, che sono in grado di consolarla come una coperta di Linus.
Stamattina, per dirne una, abbiamo caricato Chicken Little su un passeggino di Ciccio Bello.
Avreste dovuto vedere la faccia della sua maestra, mentre commentava con evidente disapprovazione l'ennesimo trasloco.
Io dico sempre all'Agnese: guarda che la maestra si arrabbia, ma lei alla fine l'ha sempre vinta, la piccola testolina di cazzo.

Avete presente quegli articoli sui giornali che tracciano l'identikit del padre moderno, immaturo e poco autorevole, che lascia alla madre - che già deve fare tutto il resto - il compito di dire di no?
Ecco: quello sono io.

Durante il viaggio, invece, comando io, ho la situazione sotto controllo.
Niente canzoncine per bambini.
Ho fatto credere a mia figlia, con una pietosa menzogna, che non esistono ancora sul mercato i cd con la sigla di Heidi o degli altri cartoni animati.
Lei l'ha bevuta.
Per ora.
Il suo preferito, adesso che sono in piena fregola anni '80, è Camerini.
"Tanz Bambolina", soprattutto.

Al nostro arrivo all'asilo, mettiamo in scena - ormai da due anni - la solita gag sul menù del giorno.
Lei mi chiede di leggere cosa c'è scritto sulla lavagnetta collocata proprio all'ingresso.
Io allora inizio:
- "Minestrina in brodo con topo morto",
oppure:
- "Formiche arrosto con contorno di farfalle e vermi disossati" (tanto lei non sa che sono invertebrati, ndr),
o anche:
- "Ali di pipistrello alla griglia in pasticcio di medusa e alga marina",
eccetera eccetera.
E lei ride.
Da quasi due anni.
Scrolla la testa ridendo e mi fa, non è vero, papà, ma cosa dici.
No, no, è tutto vero, rispondo io, tuttavia senza risultare essere troppo convincente.

Dopo aver oltrepassato l'androne, dove l'acre odore dei prodotti disinfettanti ci avvolge senza possibilità di scampo - non ho ancora capito cosa cazzo usano, forse uranio impoverito - facciamo ingresso nella grande stanza dei giochi, dove già un esercito di piccoli bastardi salta strilla e schiamazza senza sosta.
E qui succede una cosa strana.
Vado incontro ai bambini che conosco, normalmente figli di amici e amiche, faccio per dire due loccate con loro, e loro - gli stessi che quando ci vediamo fuori dall'asilo non mi mollano per un attimo - non mi cagano di striscio.
Mi guardano, guardano i loro compagni con aria interrogativa - del tipo: ma chi è questo stronzo? - e poi si girano dall'altra parte.
Cioè: si vergognano di me.

Sono davvero dei piccoli bastardi.

Allora saluto con un bacio in fronte Agnese, che nel frattempo si è messa il grembiule a quadretti bianchi e rosa, che sembra una tovaglia per la colazione, e due buffe pantofole con su un ippopotamo - non due ippopotami, ma un ippopotamo tagliato in due tronconi - e mi dirigo verso l'uscita.
Appena fuori, entro nel bar lì a fianco per bere un caffè.
La coppia di gestori è simpatica come un gatto sui maroni, normalmente mi servono il caffè con lo sguardo fisso sul monitor a cristalli liquidi collocato sul muro proprio alle mie spalle, di solito sintonizzato sulla replica di una merda di reality show.
D'istinto, stamattina, mi giro anch'io verso la tv.
C'è Mtv.
Il video non mi è nuovo, e nemmeno la musica.
Cazzo, sono i R.E.M.!, mi dico, ma non riconosco il pezzo. Lascio scorrere le immagini postmetropolitane sullo schermo e penso, sarà di uno degli ultimi album, li ho sempre un pò sottovalutati, gli ultimi album dei R.E.M., ma questo pezzo non è male.
Finalmente compare in sovraimpressione il titolo del brano: "Man-size wreath".
Lascio un euro sul bancone ed esco dal bar, canticchiando ancora "Man-size wreath".
Appena arrivo in studio, mi dico, vado sul sito dei R.E.M. e mando una mail di scuse.
Ehi, Michael, gli scrivo: Cazzo, davvero niente male, "Man-size wreath"!

giovedì 16 ottobre 2008

Indovina chi è', 01

Si inaugura con questi due notevoli scatti casalinghi la galleria dei ritratti anni '80.



Notare la pregevole fattura della tappezzeria a righe verticali, il delicato cromatismo della moquette a pelo corto e i sobri fiori finti, in tinta, sulla sinistra.

Davvero niente male anche la scelta delle calzature, ovvero:

* Espadrillas bianche. Che nostalgia, per le battaglie al campeggio della parrocchia con le espa bagnate, bastava immergerle nella fontanella del cortile che diventavano un'arma di distruzione di massa...

* Le Adidas vintage a strisce blu. Non ricordo il nome del modello - qui ci può aiutare Steve, uno dei massimi esperti di scarpe ginniche a livello mondiale, oltre che consumatore senza freni - io d'altro canto ho quasi sempre optato per le Tampico, che si distinguevano per dimensioni maggiori e para in gomma più robusta, e duravano di più nel traffico a centrocampo nel capetto in cemento dell'oratorio.

I jeans invece dovrebbero essere Roy Rogers, Pezzali ne sarebbe orgoglioso.

Avrete senz'altro riconosciuto questa tipa...

Inviatemi una vostra fotografia anni '80 all'indirizzo: gbattm@libero.it
Sarà pubblicata.
Anonimato garantito.

martedì 14 ottobre 2008

Desaparecidos

Oppure Wanted, dead or alive!, per citare un altro classico eighties...
("You spin me round" a questo punto è d'obbligo!)
In un tripudio di sintetizzatori e di pianole elettriche si sta chiudendo in queste ore, e in modo definitivo, la tracklist del cd "40+40=80".
Qualcuno ha già inviato le sue preferenze, qualcuno resta desaparecido.
Tipo Big, che pur impazza su Facebook, pontificando come lui sa e iscrivendosi a svariati gruppi come "gli estimatori della carta vetrata" o "gli amici del bulldog francese", ecc...
Ma ancora di più colpisce il silenzio di DJ Looka, il re del mixer, colui che avrebbe dovuto dare l'imprimatur (si dice così?, boh...) decisivo al progetto con le sue dritte e i suoi veti.
E invece niente.
Eppure, è ancora tra noi, come sembrano infatti dimostrare le tracce - seppur rudimentali - di sè lasciate sui blog amici di Jr e Blackbado.
Speriamo si faccia vivo.
Chi lo avvistasse in giro, è pregato di comunicarcelo urgentemente.
Per chi non lo conoscesse, è quello al centro di questo recente scatto, insieme con gli altri sedicenti Fratelli del Pop:

domenica 5 ottobre 2008

Ampio risalto alla festa "40+40=80" sulla stampa specializzata e non:

http://www.piacenzasera.it/portfolio/personalizzazioni/HomePage.asp?id_prodotto=4375&id_categoria=4&commenti=s

Grazie a Mauro e Paola, ci avevano messo così tanto impegno per costruirsi una solida reputazione professionale...

Nella fotografia, i due festeggiati sono con Il Dottore, ovvero Gigi, dominatore incontrastato della speciale classifica per il migliore travestimento della serata, ance se a dire il vero prima o poi ci dovrà spiegare cazzo centravano gli anni '80...

Secondo classificato: Big, con una spettacolare mise in stile rapper alla RUN DMC.

Terzo posto ex-aecquo: Laura, con un paio di scarpe che da sole meritavano il prezzo del biglietto, e Maurizio che ha sfoggiato la sua ormai classica parrucca sotto gli occhi del megadirettore Bosoni.

Grazie a tutti gli ospiti, e anche a chi, purtroppo, non è riuscito a venire.

"Non potendo venire stasera a festeggiare gli anni ’80 e i vs 40, ho pensato di “regalarvi” …. come eravate agli inizi degli anno ’80.
Esattamente il 22 novembre 1980!!!!
"

Grazie!
La preziosa immagine è stata esposta all'ingresso del locale, venerdì sera.

Per chi non ci avesse riconosciuto, ricordo che CJ è quello sulla sinistra.
Paulette sulla destra.

Una lettura affrettata e poco approfondita della fotografia potrebbe portarvi a pensare che CJ fosse in quel periodo uno squallido lardoso, ma non è così.
Analizzando la geometria dell'immagine, è facile invece intuire che il suo viso è paurosamente dilatato a causa del suo essere in primo piano, ovvero - Brunelleschi insegna - trattasi di un effetto ottico dovuto alle leggi della prospettiva.

In quell'epoca, infatti, CJ seguiva un programma di alimentazione sano ed equilibrato, basato sostanzialmente su:

- una slitta di focaccia con le cipolle e/o olive appena prima del pranzo, che acquistava nella panetteria appena fuori dalla scuola, proprio all'angolo tra via della Ferma e via X Giugno; dal momento che CJ spendeva tutti gli spiccioli in figurine della Panini e che quindi non aveva mai soldi in tasca, la sua ingegnosa tattica consisteva nel chiedere al negoziante di mettere tutto sul conto, finchè verso marzo esso era lievitato a una cifra esorbitante e il negoziante stesso, avido e rancoroso, aveva telefonato la Giulia (la madre di CJ e Paulette, ndr) e le aveva lasciato due giorni di tempo per saldare il tutto.

- un sacchetto di gommose di liquerizia che acquistava nella latteria di via Alberoni, dal mitico Zauro, da mangiarsi appena prima di cena dopo aver sdrucito l'ennesimo paio di jeans sul campetto di cemento di San Savino. Queste giuggiole erano state ribattezzate dal Reggio "Fuel" (a quei tempi nella sala giochi del Bar Sport impazzava il Moon Ranger, un videogioco con protagonista un mezzo corazzato che, per andare avanti nelle varie schermate, doveva continuamente fare rifornimento, appunto il fuel) per sottolineare la totale dipendenza di CJ nei confronti delle stesse. Non ricordo come ne uscìi, probabilmente con pesanti dosi di metadone presso il Sert.

Sempre CJ sulla sinistra.
In verità, questa fotografia non è propriamente anni '80.
Correva l’anno 1978, esattamente il 17 luglio.
Desidero far notare:
- i fantastici sandalini gommati da Trebbia, in un sobrio colore rosso;
- le agghiaccianti pettine made in Giulia: la prima volta che sono andato da un barbiere vero avrò avuto sedici anni!

sabato 4 ottobre 2008

Riso in bianco

I postumi della festa di venerdì sera si sono concretizzati, la mattina dopo, in una terribile nausea, in un catarro della consistenza del cemento armato e, in generale, in uno stato mentale piuttosto approssimativo: diciamo pure che ero totalmente imbambolito.
A stendermi è stato il White Russian, a me nemmeno piace la Vodka, su questa cosa il Drugo non lo seguo.

Verso le undici scendo in città, guidando quasi per inerzia.
Mi presento da Mediaworld per acquistare la Eos 400D in offerta e ne hanno ancora una sola, bene, cazzo, ogni tanto un colpo di culo non guasta. Nel dettare il mio nome per il modulo per l'estensione della garanzia, l'addetto scrive Benzani. Scusa, gli faccio, ho un raffreddore della madonna, il mio cognome è con la M di Milano. Lui straccia i fogli e si rimette a scrivere.

Poi faccio un salto al supermercato dove, una volta entrato, mi accorgo che senza un fottuto carrello non sarei mai riuscito a prendere la frutta e la verdura, dal momento che avevo già tutte due le mani impegnate con le buste di Mediaworld. Allora, appena all'ingresso, recupero uno strano carrello, ci deposito sopra le sporte e inizio il mio difficile viaggio nel labirinto delle corsie.
Questo carrello è proprio strano, penso, proprio non riesco ad andare dritto. E poi continuo a urtare gli spigoli dei banconi, anche perchè questo aggeggio diabolico - chissà per quale assurdo motivo - ha le ruote posteriori molto più larghe di quelle anteriori.
Travolgo un espositore di merendine, e mi dileguo senza lasciare traccia.
Al riparo da occhi indiscreti, osservo il carrello e, cazzo, mi accorgo che lo sto usando al contrario.
Quando arrivo alla cassa, la commessa - una ragazza giovane e piuttosto spigliata - mi apostrofa con commiserazione. Metta giù quel carrello, mi dice, è per i disabili e ne abbiamo solo due.
Ehm, abbozzo io, in effetti mi era sembrato un pò strano. Non faccio la spesa così spesso, l'avrà capito, aggiungo senza troppa convinzione.
Vada a rimetterlo dove l'ha trovato, mi dice.
Appoggio tutte le mie cose sul nastro trasportatore e mi dirigo verso l'ingresso.
Al mio ritorno, la cassiera ricomincia a battere i prezzi.
Io, imbarazzato, volgo lo sguardo lontano, verso un punto imprecisato del controsoffitto.
Respiro a bocca aperta, quasi in apnea.
La stanchezza mi sta crollando addosso all'improvviso, cristo, ho dormito neanche tre ore: ho anche preso un Plasil che, mi ha detto Sandra, provoca sonnolenza.
Resto lì in sospensione, cullato dai beep del lettore ottico, e socchiudo gli occhi.

Signore!
Io niente.

Signore!, ripete ad alta voce la cassiera.
Allora mi scanto, e la guardo ancora intontito.
Ha la patta aperta, mi dice lei con aria disgustata.
Mi scusi, faccio io pieno di vergogna, mentre mi accingo a tirarmi su la cerniera.

Merda.
Come vorrei essere già fuori di qui.
Questa tipa pensa che sono un idiota integrale, un disadattato, o peggio un maniaco sessuale, un tipo che all'improvviso si apre l'impermeabile nei giardinetti.

Avrei potuto dirle, per giustificarmi: non mi sento molto bene.
Oppure: ho avuto una serata difficile.
Invece mi limito ad aspettare il turno di pagare, con un sorrisetto da ebete stampato in faccia.
Striscio il bancomat e, mentre mi affretto a mettere tutte le cose nei sacchetti, lei - forse un pò pentita per il tono secco che ha usato sino a quel momento - improvvisa una conversazione incentrata sul fatto che, messo così, avrei potuto certamente chiedere una settimana di mutua e starmene a letto una settimana. Io provo anche a risponderle, ma per via del catarro riesco a emettere solo suoni gutturali.
Finalmente ho finito, sto per andarmene quando un'amica di Sandra, che era da poco in coda dietro a me, mi fa: e adesso come fai senza un carrello?
Allora realizzo che devo trascinare sei pesantissime buste di plastica fino alla macchina, ovviamente posizionata in fondo al parcheggio.
Quando arrivo alla Scenic, sono fradicio di sudore.
Salgo, respiro piano, mi stiro un pò i muscoli, accendo la radio e mi appresto a ripartire.
Squilla il telefono. E' Sandra.
Stai arrivando?
Sì.
Cosa vuoi da mangiare?
Riso in bianco, rispondo io, sognando di essere già sotto le coperte.

venerdì 3 ottobre 2008

Take it easy

E così sono arrivati 'sti fatidici 40 anni.
Cazzo.
Stamattina, scendendo a valle con l'Agnese sul suo seggiolino che ascoltava la storia di Nemo, rimuginavo sulla caducità delle cose e sull'inesorabile scorrere del tempo.
Il papà vuole che tu rimani sempre così piccola, le dico.
Non posso, papà. Devo diventare grande come il Tato, dice lei.
Ah, dico io. Allora non si può.
No, dice lei.
Avreste dovuto vedere il suo viso, dolce e stupito al tempo stesso, riflesso nello specchietto retrovisore.
Una vena malinconica stava avvolgendo i campi coltivati all'orizzonte, appena baciati da un pallido sole.

Ma per fortuna c'è la radio.
Avete presente quello che dice il Liga, quando certe notti la radio capisce chi sei e allora mette Neil Young ecc...
Ecco, stamattina, Virgin Radio capisce chi sono e mi piazza a manetta un classico degli Eagles, "Take it easy".
Massì, dai, C.J., take it easy!

mercoledì 1 ottobre 2008

40+40=80, 02

DJ Looka (di seguito denominato "resident dj") e Don Franco (special guest) sembra non lascino trapelare alcuna indiscrezione sulla scaletta ufficiale di venerdì sera, ma alcune voci sempre più insistenti parlano di una vera e propria virata trash.
In ogni caso, se elettro-pop deve essere, che elettro-pop sia.
Ecco la mia lista definitiva:

1) Don't go - Yazoo
2) Dance all days - Wang Chung
3) Smalltown boy - Bronski Beat
4) Man eater - Hall&Oates
5) Big in Japan - Alphaville
6) Don't you want me - Human League
7) Tainted love - Soft Cell
8) Hold me now - Thompson Twins
9) Gold - Spandau Ballett
10) Don't leave me this way - Communards

Per scongiurare tale deriva, c'è da augurarsi un intervento attivo in consolle di DJ Bed Sabidda, con la sua solida formazione sui grandi classici anni '80 (Fall, Sonic Youth, Nick Cave, Cure, Police, Minutemen, i primi R.E.M., New Order, ecc...), mentre è da evitare come la peste l'apporto demenzial-rock di DJ Karako.

Perchè l'argomentazione dei sostenitori della serata trash ("in quell'epoca noi ascoltavamo robe così"), non regge.
Cioè, in parte è vero, come tutti ascoltavo l'Hit 105 e a volte anche Discomania con Federico l'Olandese volante, mi ciucciavo tutti i giorni DJ Television su Italia 1 appena tornato da scuola, compravo addirittura l'album dei Phd (o forse l'ho guzzato a qualcuno...).
Però avevo già scoperto Carlo Massarini e Mr Fantasy.

Ecco i primi tre dischi acquistati da me e Paulette, correva l'anno 1982:



(seguiti da "Shango", non proprio l'album migliore nella discografia dei Santana).
Mica robetta...

E poi, non vorrei fare lo sborone, ma io ricordo le facce degli amici della panca quando portai su nella sala dell'oratorio, quella che il Ludo aveva attrezzato con uno stereo nuovo di pacca, i vinili di "War" degli U2 (molto, molto prima di Pride) e di "Sparkle in the rain" dei Simple Minds, o i Big Country. A quell'epoca ero un fan agguerrito di Giampiero Vigorito, acquistavo tutti i dischi che lui recensiva su "Rockstar", forse la rivista più decente di quegli anni (in realtà "War" lo scelsi dopo aver letto dieci righe entusiastiche su "Stereoplay", onore al merito), dagli Style Council a Sade, dagli Everything but the girl a Robert Wyatt, anche se scoprìi "Old Rottenhat" - che avevo già in casa - solo anni dopo, su consiglio di Bed Sabidda.
Chiamo in mia difesa il Capriglia, lui a quell'epoca ascoltava Taffy e Sandy Marton...

Dite la vostra!