venerdì 4 settembre 2009

Ruspe


La realtà, si sa, spesso supera la fantasia.
Spaparanzato sotto l'ombrellone, leggo su Repubblica che sulla pagina Fb della Lega compariva il gioco "Rimbalza il clandestino", denunciato dall'Arci per istigazione all'odio razziale e poi chiuso.
Che dire.
Metto qui sotto alcuni stralci di un racconto che ho scritto l'inverno scorso.
Cazzo, uno si scervella per trovare qualcosa di originale, e poi...



Il treno scartò bruscamente sui binari, sollevando un’enorme nuvola di polvere.
Sobbalzai, a causa di un giunto imperfetto, e mi ritrovai accovacciato sui sedili di un anonimo scompartimento di seconda classe.
L’aria era secca e viziata, il rivestimento in finta pelle appiccicoso.
E c'era una terribile puzza di sudore.
Impiegai del tempo per mettere a fuoco. Sotto la rastrelliera campeggiava una vecchia riproduzione ingiallita della Reggia di Caserta.
Mi affacciai nel corridoio.
Due donne straniere tentavano invano di prendere sonno, la testa tra le mani, in equilibrio precario sulle loro valigie di plastica rigida tenute insieme con il nastro da pacchi. Un uomo di mezz'età passeggiava avanti e indietro. Un altro fissava un punto indistinto del soffitto in doghe metalliche, palpeggiandosi le parti piu' intime del corpo. Poco lontano, si sentivano alcune voci discutere animatamente, voci che forse provenivano dall'ultimo scompartimento. Voci che sembravano provenire dall'oltretomba.
Nonostante tutto, il treno mi piaceva, popolato a quell’ora della notte solamente da vagabondi e perditempo.
Improbabili naviganti sulla rotta di metallo che correva parallela al grande fiume.

(...)

Nel frattempo, i miei compagni di viaggio erano scesi in stazioni intermedie.
Unica eccezione, un uomo di mezz’età con cappello e pastrano scuro e quello che con ogni probabilità era suo figlio, un piccolo moccioso decisamente sovrappeso, con il viso rotondo punteggiato da una miriade di lentiggini.
Il bambino obeso mi fissava con odio inspiegabile, mentre lentamente estraeva le ultime patatine da un tubo di cartone. Si era ripulito le mani unte sfregandole sui pantaloni di lana color ruggine, poi aveva spostato le sue attenzioni su un videogioco portatile.
Attraverso il riflesso sul vetro del finestrino, riuscivo a scorgerlo mentre caricava una nuova partita di Caccia al Rom Evolution II. Le forze dell'ordine si erano presentate in un campo nomadi abusivo in pieno assetto antisommossa. Un'enorme ruspa radeva al suolo sistematicamente ogni cosa.
Il bambino obeso strizzava ripetutamente gli occhi: sembrava in preda a una strana forma di epilessia.
Superata indenne la fase uno, ovvero lo Sgombero Dell'Insediamento, era passato a una nuova schermata, denominata questa volta La Bonifica Del Territorio. Adesso i suoi eroi procedevano solerti a ribaltare le roulottes e ad appiccare il fuoco alle baracche del campo, mediante un fitto lancio di molotov e bottiglie incendiarie.
Nemmeno questa fase durò molto, ma fu un attacco di un'intensità micidiale.
Il bambino obeso sudava in modo raccapricciante, mentre smanettava con forza sulla piccola consolle.
Nel campo ora regnava una calma terrificante.
Dai cumuli di macerie e di lamiere metalliche saliva un intenso fumo nerastro. I superstiti si aggiravano con rassegnata disperazione tra la polvere e le scorie, come pallidi fantasmi, tenendosi un fazzoletto o uno straccio sul viso.
Il bambino obeso scuoteva lentamente il capo, stizzito.
Probabilmente aveva ottenuto un punteggio troppo basso.

(...)

Il viaggio proseguiva senza particolari intoppi: il treno procedeva alla velocità di crociera stabilita, non era per nulla scontato, di questi tempi.
Il bambino lentiginoso era visibilmente annoiato.
Aveva riposto il videogioco, avvolgendolo con cura maniacale nella sua preziosa custodia in cuoio, ed estratto da un piccolo marsupio un telefonino dell’ultima generazione. Muovendo con velocità insospettabile le dita grassocce sulla tastiera, eseguì una serie interminabile di suonerie. Al massimo volume.
Infastidito, tossìi in modo quasi impercettibile.
Senza risultato.
Dopo un ulteriore sequenza di bip, tossìi di nuovo. Stavolta in modo più vigoroso, volgendo lo sguardo verso il padre, imperscrutabilmente immerso nella lettura di un quotidiano filogovernativo.
Finiscila, dai fastidio alle persone, disse allora l’uomo, senza alzare gli occhi dal giornale.
Dove “le persone” ero io.
Decisi di cambiare scompartimento.

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