lunedì 5 ottobre 2009

QUASI COME KEROUAC, 10


July, 26th (TERZA PARTE)

A Chinle non c'è che un brutto fast food, ancora arredato con i divanetti in plastica colorata e un vecchio juke-box, come se da un momento all'altro dovessero saltare fuori Ralph e Fonzie.
Per il resto, le solite baracche prefabbricate, una pompa di benzina, uno steccato che si perde all'orizzonte. E un muro di intonaco scrostato, alla cui sommità qualcuno ha fissato del filo spinato.

Le due dopo mezzogiorno.
Silenzio assoluto.
Sembra di essere sospesi nel nulla.

Abbandoniamo la Toyota in uno spiazzo di terra polverosa nei pressi del Visitor Center e scendiamo lungo un sentiero scosceso.
Il Canyon de Chelly non è certo il Grand Canyon.
E' un canyon minore.
Monumento naturale e storico di grande importanza, è protetto dal 1931. Occupa una superficie di 336 chilometri quadrati, a un'altitudine di 1800 metri.
In ogni caso, non è frequentato da orde di turisti armati di videocamera, e per questo la sua visita è davvero sorprendente.
Ci inabissiamo tra pareti di roccia rossastra, che il fiume ha eroso, inesorabile, nel corso dei millenni. Davanti a noi si aprono scorci spettacolari.
All'improvviso, riusciamo a scorgere il fondovalle, inaspettatamente verde e rigoglioso, tutt'ora coltivato a mais e manioca dai (pochi) autoctoni superstiti. Sperdute in un letto di sabbia dorata, si stagliano le rovine di un antica città Navajo, forse di origine medievale, detta de "l'Antilope" per via del recente ritrovamento di graffiti raffiguranti quello e altri animali selvatici (l'alce, il cervo, il bisonte, l'orso), graffiti eseguiti con ogni probabilità nella prima metà del XIX Secolo.
Tra le vie tortuose del piccolo villaggio Anasazi, tra le abitazioni rupestri diroccate, vediamo aggirarsi alcuni nativi, sono conciati come i pellerossa nei peggiori film western dell'epoca d'oro di Hollywood, e sembrano dei fantasmi che hanno smarrito la propria strada e la propria storia.
Anche qui tutto è in vendita, persino l'orgoglio.
Tutt'attorno c'è una grande desolazione.
D'altro canto, eravamo preparati al peggiore dei possibili scenari. La nostra guida ci aveva avvertito: miseria e alcolismo sono le piaghe che affliggono queste antiche popolazioni. Tra tutte le minoranze etniche presenti negli Stati Uniti, restano quelli con la più bassa speranza di vita alla nascita, il più basso reddito pro capite, il più alto tasso di disoccupazione.

Un vecchio Navajo, coricato sulla sabbia che si scalda al sole, ci chiede l'elemosina.
All'ingresso del parco, un cartello consigliava ai turisti di non dare nulla ai questuanti e ai mendicanti.
Ci frughiamo nelle tasche e gli diamo quel pò di spiccioli che riusciamo a trovare.
Per la modica cifra di un dollaro, annuncia trionfalmente un altro lì accanto, è possibile fotografarlo.
Cazzo vuoi che sia un dollaro.
Se vogliamo riprendere anche sua moglie, che rimane seduta dietro a una bancarella di collanine colorate, lo sguardo assente a fissare il vuoto, dobbiamo pagare il doppio: due dollari in tutto.

La facciamo?
La facciamo.


Un'ora di crepuscolo
avvolta dal fuoco sacro
e in Te entrerò, Spirito delle Sabbie.
La tua notte rinfreschi il desiderio
di stare tra la mia gente, adesso.


(Nostalgia di casa, canto Navajo)

Fotografia: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Canyon_de_Chelly,_Navajo.jpg

1 commento:

Anonimo ha detto...

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