domenica 18 marzo 2012

Un febbraio fertile: ecco il grande ritorno dei Lambchop (“Mr. M”), sul quale forse torneremo più tardi, poi il pop sofisticato delle svedesi First And Kit e il prog dei Field Music, il nuovo EP della potessa dark austriaca Soap&Skin (“Narrow” - il brano “Wonder”, davvero meraviglioso – nome omen) e il torrenziale doppio album dei Crippled Black Phoenix, “(Mankind) The Crafty Ape”, le cui cavalcate acide ambiscono al titolo di “Dark Star” del nuovo millennio (siamo certi che piacerebbero anche al vecchio Zio Jerry).

Ma due uscite in particolare fanno discutere la stampa specializzata.

I giovanissimi Maccabees sono dei predestinati Dopo un paio di lavori caratterizzati da un pop fresco e di facile presa, la band di Brighton prova il salto di qualità con questo “Given To The World”, acclamatissimo in patria.
Gli arrangiamenti orchestrali e il massiccio utilizzo di organo e pianoforte ricordano gli Arcade Fire, ma qui la pietra di paragone è l’art-rock di Wild Beasts, Foals ed Elbow. Ma anche, andando in dietro: XTC, Echo & The Bunnymen.
Per dirla con le parole di Storiadellamusica.it, “abbiamo di fronte un'imponente prova di metabolizzazione degli ultimi dieci-venti anni di pop music inglese. Il risultato è quasi perfetto e si spinge oltre alla raccolta enciclopedica, facendo fluire forme e stili in un'ibridazione personale e spesso straniante”.
Il primo ascolto ci ha lasciati perplessi, forse a causa degli arrangiamenti troppo puliti.
Ci torneremo.

La band di Dylan Baldi arriva invece dell’America più profonda: Ohio.
Se i Maccabees hanno metabolizzato il pop made in GB, i Cloud Nothings è capace di sintetizzare – nessuno inventa più nulla - quanto di più buono prodotto recentemente oltreoceano.
Prodotti dal celebre Steve Albini (Rapeman, Big Black, Shellac), propongono in avvio con l’inquietante nichilismo di “No Future No Past” un revival della stagione del post-rock americano (Slint, Codeine) e con lo strumentale “Wasted Day” dell’epopea dell’etichetta Dischord di Chicago (Fugazi), per poi orientarsi verso un power-pop raffinato debitore, in particolare con tre-quattro pezzi molto belli, tra i primi Foo Fighters e l’hardcore Usa anni ’80-‘90 (Replacements e Husker Du): “Our Plans”, “Fall In” e “Cut You”.
Una delle sorprese più piacevoli dell’anno.

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