martedì 21 aprile 2009



Pur rivalutato in epoca recente, il termine “Manierismo” ha spesso assunto, nella storia dell’arte, un’accezione negativa, ovvero associato all’accusa di inerzia creativa, di eccessiva artificiosità e raffinato formalismo, di attenzione esasperata per i particolari, di virtuosismo tecnico non sostenuto dall'ispirazione.
Più o meno, le stesse critiche che si potrebbero muovere agli ultimi Depeche Mode, rei di ripetere stancamente formule già sentite, tuttavia assai collaudate.
Tuttavia, noi di PiacenzaSera continuamo a preferirli alle decine di gruppi clone di nuova leva, alle prese con volgari imitazioni del loro art-rock elettronico a base di synth.

Tutt’altro che radiofonico e dallo stile comunque impeccabile, “Sounds Of The Universe” è il dodicesimo album della band inglese capitanata dalla coppia Gore/Gahan, che con esso tenta di scongiurare una facile deriva pop.
A questo scopo, abbandona i singoloni da top-charts e i cori da stadio, e recupera invece le sonorità cupe e claustrofobiche di uno splendido passato (“Black Celebration” e “Songs Of Faith And Devotion”), ammiccando alle atmosfere dark anni ’80 (Joy Division e New Order) e addirittura allo space-rock teutonico dei tardi anni ’70 (persino nel titolo: “Il suono dell’universo”, forse un tantino pretenzioso).
L’impatto ritmico rimane decisamente in secondo piano, salvo rare eccezioni, tra le quali il singolo d’esordio, l’accattivante Wrong, il cui videoclip è da non perdere: per alcuni trattasi di un inno nichilista, ossessivo e inquietante; chi scrive non è dello stesso parere, è piaciuto sin da subito persino a mia figlia Agnese, di anni cinque, che mi costringe a mandarla in loop sul lettore dell’auto.
Qualche pezzo è troppo scolastico, anche se gradevole (Come Back e Perfect), qualcun altro scivola via come l’acqua su una carta oleata (Fragile Tension e In Sympathy), ma a conti fatti prevalgono gli episodi riusciti: il blues acido di Hole To Feed, l’eterea Little Souls, la cosmica Peace, e soprattutto la meravigliosa ballata Jezebel, senza dubbi il brano migliore in assoluto e l’unico potenzialmente in grado di entrare in un ipotetico e futuro “Best Of”.

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