venerdì 18 dicembre 2009

Dicembre

Il lampeggiante giallastro dello spazzaneve si riflette, a intermittenza, sul vetro appannato dell'ingresso.
Metto il naso fuori di casa.
La neve scende dal cielo, senza tregua, e una soffice coltre bianca copre ogni cosa.
Persino lo zerbino è sommerso di neve, eppure è sotto un portico profondo quasi tre metri.
In mezzo al campo immacolato, oltre il ruscello, c'è un coniglio gigante. Ha le orecchie appuntite e il muso sembra un teschio argentato. C'è anche Nonna Morte, con la sua zazzera bianca, che attraversa la strada innevata con le sue pantofole per andare a controllare la buca delle lettere.
Danno Donnie Darko stasera.

Non resta che mettersi a spalare il vialetto di casa, domattina, se vorremo uscire di qui, prima o poi.
Badile e sale grosso.
Con quell'idiota del cane che ti fissa annoiato. Non fa un cazzo dalla mattina alla sera, quel cane bastardo. Se ne resta sempre lì, sdraiato nella neve, a raffrescarsi le palle. Quando non è attaccato al computer per chattare su facebook.

Penso: la neve, a metà dicembre, ci sta.
Non è necessario essere esperti di metereologia per rendersene conto.
Eppure, è bello potersi tutte le volte sorprendersi, come se fosse la prima volta, assaporare lo stupore nel viso della gente che goffa sale e scende dal marciapiede cercando di farsi strada tra i cumuli e le lastre di ghiaccio, godere lo spettacolo dei fiocchi che avvolgono la statale illuminata dai fari allo xeno delle auto che avanzano a strappi.

Penso allo stupore di Agnese, la mattina del 13 dicembre.
Si è svegliata molto presto (probabilmente non aveva chiuso occhio tutta la notte per la tensione). Ha aperto la porta con gli occhi gonfi di sonno e si è trovata davanti, sul pavimento ancora freddo del corridoio, una fila di caramelle - le ha messe giu' sua mamma, davvero una bella scenografia - che portavano alla scala e poi, seguendo le caramelle giu' dalla scala in soggiorno, e infine sino al grande tavolo della sala da pranzo, dove facevano bella mostra i giocattoli ancora incartati.
Ha mangiato la carota!, ha urlato lei, riferendosi all'asino.
Santa Lucia, invece, si è fatta fuori una fetta di crostata al cioccolata - che però non l'ha fatta Sandy, che fa sempre un sacco di torte grandiose, ma l'abbiamo presa all'ipermercato in offerta speciale - e poi, povera donna, le è toccato bere un bicchiere di ginger.
Sì, il ginger, quella spuma rossa e un pò amara che si beveva un secolo fa nei bar tipo il Domus o il Parisienne - il primo era sotto casa, l'altro all'inizio di via Tibini - bar con i tavoli di formica e il regolamento del giuoco delle carte fissato con le puntine a muri scrostati, insieme a cartelli con scritte tipo: E' VIETATO SPUTARE PER TERRA, bar con i biliardi con ancora le buche e i gessetti azzurri da strofinare sulla punta delle stecche, bar con il distributore delle nocciole tostate, con le sanagola e i boeri, che vincevi sempre, mica come adesso che non si vince mai un cazzo.
Poteva andarle peggio.
Potevamo prepararle quello strano intruglio che era solito trangugiarsi mio nonno, Cristo santo, quell'uomo mescolava lo sciroppo d'orzata e quello di tamarindo con acqua fredda da frigo, la madonna se faceva schifo. Passavamo le estati nella sua casa di campagna, a pochi passi da qua, quella con i finti mattoncini rossi appicciacti sulle pareti e le tapparelle bianche: sempre stato un geometra da spendere poco. Era un tipo scorbutico ma capace anche di tenerezze. Dovevamo sempre farlo vincere a carte, se no s'incazzava di brutto. Ogni mattina andava a far la spesa a Rivergaro con la Fiat 128 Sport giallo senape - quella col doppio faro tondo posteriore, uno superclassico del design italico - e quando tornava suonava il clacson come un pazzo finchè non correvamo ad aiutarlo a scaricare il baule. Alle volte lo accompagnavamo in paese, nella discesa giu' dal ponte di Statto metteva la folle per risparmiare la nafta, quel taccagno.

Agnese è rimasta soddisfatta.
Santa Lucia le ha portato la Cuccio-clinica®, una specie di ospedale per piccoli animali con una veterinaria alta bella e bionda. La osservo mentre gioca. Borbotta qualcosa e sbuffa. E' alle prese con un caso disperato. Un cavallo con un femore rotto. Vedrai che starai meglio, sussura al cavallino accarezzandogli la criniera.
Tutto come copione: Agnese aveva chiesto Cuccio-clinica® nella sua letterina, dopo una serie indicibile di tormenti interiori e di clamorosi voltafaccia. D'altro canto, non bastassero tutti quegli ignobili spot pubblicitari - in quelle che dovrebbero essere fasce orarie protette - adesso ti inviano a casa anche dei cataloghi illustrati di giocattoli. Tipo il Postal Market (chi non se lo ricorda? Il mio vicino di banco alle elementari si tirava le seghe sfogliando le pagine di biancheria intima...). Un giocattolo per ogni pagina, foto grande a colori, e ognuno con il suo bel codice in neretto: per semplificare la scelta e non sbagliare gli ordini.

Cara Santa Lucia,
ti prometto che sarò brava con il papà e la mamma.
Per favore portami:

- CHT 74524
- FTG 05938
- GTD 98735


(Chissà, forse ci sono anche gli ippopotamini affamati.)

1 commento:

sandra ha detto...

Sulla letterina Agne ha scritti "saro' brava con le maestre" per la mamma e il papa' non c'era piu' spazio