domenica 27 aprile 2008

Mbarek detto Luciano

Ieri ci è venuto a trovare Mbarek.
Stavamo rastrellando l’erba sfalciata ai bordi del fosso, il sole alto a mezzogiorno, quando è comparso sul vialetto a cavallo del solito scassato scooter giallo polenta.
Era sorridente, come sempre.
Sembrava davvero contento di vederci.
Ci ha portato dei regali dal Marocco, da dove è tornato pochi giorni fa: a mia madre ha portato una collana con grandi pietre color onice, a Sandra e a Betta due braccialetti molto decorati in finto argento, ad Agnese un portafortuna di corda rossa.
Un pensiero gentile.

Come tutti gli anni, Mbarek è andato a trascorrere la stagione invernale nel suo paese natìo.
E’ stato via quasi sei mesi.
Ci ha detto che, in tutti quei mesi, non è mai piovuto.
Guardava il campo di erba medica, oltre il canale, e poi ancora all’orizzonte la valle, meravigliosamente rigogliosa di verde per via delle piogge insistenti dei giorni scorsi, e scuoteva la testa sconsolato. “Da noi tutta la terra è bruciata. Non esiste un filo d’erba.”

Ormai Mbraek è per noi una vecchia conoscenza.
Sono anni che passa qui tutte le domeniche d’estate, con il suo enorme borsone nero a tracolla, pieno di mercanzie di vario genere: tovaglie, lenzuola, federe, calze, canottiere, chincaglieria e mediocre paccottiglia.
Spesso lo invitiamo a mangiare qualcosa con noi, anche perché arriva sempre verso mezzogiorno: e forse non è un caso.
Ieri gli ho offerto una birra, e lui mi ha guardato severo: “Io sono musulmano: per me niente birra, niente vino, niente alcol. Va bene una spuma”.
Ha detto proprio spuma, come una volta si usava dire nei vecchi bar di provincia.

Poi Mbarek ha seguito mia madre, che lo ha portato in casa sua per proporgli la vecchia televisione di mia zia, una Telefunken a colori, 27 pollici, in discrete condizioni.
Ha accettato convinto, ossequioso. Gli mancava proprio una tv, perché quella piccola che gli avevamo dato due anni fa nel frattempo l’ha portata in Marocco, dove ha una grande famiglia: una moglie, nove figli e addirittura sei nipoti. Anzi dieci figli, si è corretto sorridendo. Mimando con la curva delle mani il pancione di una gravidanza, ha aggiunto con gli occhi lucidi: “Mia moglie è al sesto mese. E’ masco, anche questo.”
Mbarek ha già cinquantanove anni, ma è una macchina da guerra.
Congratulazioni.

Il problema è che non può caricare la televisione sul motorino, e ovviamente non ha una macchina. “Non c’è problema. Me lo porta Giovanni uno di questi giorni”, ha sentenziato lui. Così, senza chiedere il mio parere.
Non mi è restato che chiedergli l’indirizzo.
Mbarek abita a Breno di Sotto, una piccola frazione vicina a Borgonovo, poche case semidiroccate di mattoni e sassi, disposte a casaccio tra i campi coltivati di mais e barbabietola, tra i silos e i tralicci metallici dell’alta tensione.
“Io alla sera ci sono sempre”, mi ha detto, “tu vieni quando vuoi”.
“E’ meglio se mi dai un numero di telefono, così non rischio di girare a vuoto”, gli ho risposto io.
Allora lui ha tirato fuori un foglietto tutto spiegazzato e me lo ha messo in mano. Come gli anziani, che si segnano il numero su un biglietto perché altrimenti non se lo ricorderebbero mai.
“Ci vediamo una di queste sere”.
“Bene, ti aspetto”.
Era sul punto di andarsene, quando è tornato sui suoi passi: “Dimenticavo. Chiedi di Luciano”
“Luciano. E chi è Luciano?”
“Io sono Luciano. Lì mi chiamano tutti così.”, mi ha spiegato lui, facendomi l’occhiolino per sottolineare l’intesa raggiunta.
“Ok. Cercherò Luciano”.
Al che lui ha riso di gusto, e poi ha replicato i suoi saluti di commiato.
Mentre si allontanava traballante a causa del suo pesante fardello, mi sono chiesto: dovremmo avere paura di quest’uomo?

5 commenti:

Anonimo ha detto...

cj strepitoso come al solito...una sola nota a margine...che cazzo glielo fa fare di spararsi la stra dain motorino da Borgonovo a Fiorano?

Anonimo ha detto...

grande luciano, allora anche quest'anno verrà a movimentare le domeniche di fiorano, altrimenti tranquille. alla mezza esatta, puntuale come uno svizzero, con la sua muturetta scureggetta. e tutte le volte la solita pantomima e la ritrosia nei confronti dell'invito a pranzo.
posso venire anch'io a consegnargli la tv? magari al dettaglio potrei trovare qualcosa di meglio dei soliti calzettoni della Nke modello anni 80 che mi tocca prendere ad ogni sua visita...

Gbattm ha detto...

Il buon Luciano si destreggia sullo scooterino in tutte le valli piacentine. Una volta l'ho visto vicino a Carpaneto. Un'altra a Sarmato. Alla domenica, non essendo a completo digiuno di tecniche di vendita, opta per la Valtrebbia. Diciamo che va a piazzare l'offerta là dove c'è la domanda...dico bene?

Big ha detto...

Interessanti strategie di marketing!
Per rispondere alla domanda posta in calce al tuo bellissimo scritto:
no, di luciano/mbarek non dobbiamo avere paura. neanche di hamid, che lavora con noi e che mi ha aiutato a mettere le reti antipiccioni sui camini. neanche di tanti che incontriamo e incrociamo tutti i giorni. Però, dello stronzo islamico con barbetta che a Roma pretendeva di sedersi al posto di Tomas in autobus, dicendo a Liz "bambino prendi in braccio", ridacchiando con un suo amico (poi sono intervenuto io che ero a due metri e allora hanno smesso di ridere e di fare gli stronzi, i due vigliacchi che pensavano che una donna sola fosse facile da sottomettere, come è nella loro cultura del cazzo), di quello stronzo, dicevo, in tanti hanno paura, perchè sono indifesi.

Anonimo ha detto...

ti è andate bene che non avevano una bomba e non si sono fatti saltare sul bus per ripicca