sabato 14 novembre 2009


Fine anno senza botti clamorosi, è un fatto.
Ecco quello che passa il convento: il terzo, sbiadito ma discreto, Arctic Monkeys, un pessimo Muse, il solito doppio album mastodontico dei Flaming Lips, un tutto sommato anonimo Yo La Tengo.
E allora su consiglio dell’amico Big – perché Big è uno che la sa lunga - optiamo per il nuovo, secondo, album di Hope Sandoval – quasi otto anni dopo “Bavarian Fruit Bread” – già front-woman di gruppi seminali come Opal e Mazzy Star.
La voce suadente e sensuale della cantante californiana (nata da famiglia di origine messicana) è da sempre una delle piu’ richieste in ambito pop-rock: nel suo curriculum vanta infatti collaborazioni illustri (Air, Death In Vegas, Vetiver, Chemical Brothers), in futuro parteciperà al prossimo Weather Underground dei Massive Attack.

Questo “Through The Devil Softly” sin dal titolo e sin dal nome della band che la accompagna (The Warm Invenctions, con Colm O’Ciosoig, ex-drummer dei My Bloody Valentine, e con la collaborazione fissa di Alan Browne al basso e quella occasionale di altri esperti musicisti) si preannuncia un ascolto caldo e soffice.
La raffinata “Blanchard” apre con grande classe la tracklist, “Wild Roses” è una ballata in puro stile West Coast, e “For The Rest Of Your Life” un blues cupo e rarefatto.
Il disco non scende mai di tono, con un susseguirsi di melodie minimaliste, fragili arpeggi acustici e passaggi country appena sussurrati, sino al meraviglioso picco finale: l’elettrica "Trouble", a seguire “Fall Aside", una litania lisergica con banjo e organo e, in chiusura, "Satellite", una ninnananna in bassa fedeltà, con la voce di Hope che sembra filtrata attraverso un microfono difettoso.
Abbiamo la sensazione che ci terrà compagnia spesso, nelle prossime lunghe serate invernali.

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