domenica 18 maggio 2008

Animals


Una domenica così, neanche in novembre.
In campagna le giornate uggiose, si sa, trasmettono una grande e profonda malinconia.
Ancora più profonda se pensi a chi adesso non c'è più.

La pioggia non ci ha lasciato un attimo di tregua. Solo verso sera, verso ovest ha fatto capolino qualche timido raggio di luce, finalmente in grado di squarciare il sipario di nuvole nere.
Sull'erba bagnata, scivola lento un esercito di lumache. Agnese è da giorni che le cattura. Ho dovuto costruirle un rifugio con una scatola di scarpe, opportunamente bucata sul coperchio, in modo da poterne portare una all'asilo. Voleva farla vedere alla maestra.

In questi giorni ci ha fatto visita una moltitudine di animali. Quando ieri mattina ha aperto gli scuri, Sandra ha visto due lepri enormi nel campo di erba medica appena tagliata. Per non parlare degli uccelli. Quando arriva primavera siamo letteralmente circondati da gazze, merli, tortore e piccioni. Nessuna notizia del ghiro, invece, che ha passato tutto il suo fottuto letargo tra i coppi del tetto della nostra camera da letto, probabilmente sgranocchinadosi interi fogli isolanti in poliuretano espanso.

La settimana scorsa Agnese ha trovato un lumacone, di quelli senza il guscio, sotto i cespugli di lavanda. Ci ha giocato un pò sotto il portico - facendogli ripetutamente fare manovra, avanti e indietro - e poi, appena mi sono distratto, l'ha portata dentro in casa. Dopo pochi minuti l'ho ritrovato stecchito sul bordo del lavandino.
- Gli ho fatto il bagnetto, mi ha risposto quando le ho chiesto perchè lo aveva fatto.
- Con il sapone?
- Certo. Con il sapone, ha confermato lei con lo sguardo intristito.

Torturare gli animali era anche nelle corde di Cj, da bambino.
Questione di cromosomi.
Una volta lui e Paulette si erano fatti comprare tre piccole tartarughe da acqua sul mercato e, al rientro a casa, le avevano scagliate giù dal terrazzo (per chi non sapesse: abitavano al quinto piano) per vedere quale delle tre si sarebbe schiantata prima, scommettendoci persino su.
Inoltre erano soliti giocare con il loro criceto - un esemplare pigro e tendenzialmente obeso - a basket, nel senso che seduti sul divano lanciavano il criceto nel canestro collocato sopra la porta di ingresso della loro camera, a circa due metri e mezzo d'altezza. Lui, il criceto, alle volte riusciva ad aggrapparsi alla rete del canestro durante la parabola discendente del lancio: rimaneva a penzolare ansimante, probabilmente maledicendo quel giorno in cui quei due stronzetti dalla faccia quasi uguale si erano presentati al negozio di Bergamaschi, in Piazza Duomo, con i soldi contati per acquistare proprio lui.
Lo stesso piccolo roditore era anche oggetto di quelli che, con il senno di poi, potremmo definire dei veri e propri test di intelligenza sulla specie. Cj e Paulette impiegavano interi pomeriggi per costruire dei complicatissimi labirinti con il Lego. Terminata la loro opera, piazzavano il malcapitato criceto in un punto imprecisato del percorso, possibilmente centrale, e poi coprivano il tutto con una tavola di truciolato traforato che avevano fatto realizzare all'uopo. Inutile aggiungere che l'animale, alquanto stupido, non provava nemmeno a muoversi. Quando, dopo ore, andavano a controllarne i progressi, lo trovavano esattamente nel punto iniziale.

Vorrei raccontare qui anche del coniglio di razza albina, dal pelo bianco e gli occhi rossi, soprannominato Andy in onore di Andy Luotto, che era costretto a numerose discese sullo scivolo del campogiochi sotto casa, dopo inutili tentativi di aggrapparsi con i minuscoli artigli alla superficie di alluminio liscio.
Ma il tempo è scaduto, e di Andy diremo poi.

6 commenti:

Big ha detto...

Il coniglio me lo ricordo, era bello, timido e impaurito. Poveretto, in mano a voi due...

Anonimo ha detto...

ieri mattina poi le lepri erano 7 e ci guardavano incuriosite dal campo di Mario al dilà della strada, se Oscar non fosse stato legato....

Gbattm ha detto...

Avrebbe fatto una razzìa, l'idiota, tanto poi paga il sottoscritto, come quando ho dovuto cacciare un bel centomila lire per il gallo (del quale ovviamente poi si sono perse le tracce, non siamo riusciti nemmeno a farci un arrosto) della cascina della Ballotta...

Anonimo ha detto...

in realtà le tartarughine erano costrette a sfidarsi in una gara di velocità lungo il davanzale del terrazzo, ed erano pertanto solo la fatalità e lo scarso istinto di sopravvivenza delle piccole malcapitate che causavano i voli dal quinto piano...

Anonimo ha detto...

e dopo questo post, Paulette, non venirmi a dire che non mangi il coniglio perchè da piccolo ci era affezionato...8-)
e comunque è noto che le tartarughe hanno poco spirito di conservazione, se non scagliate dal quinto piano vivono solo fino a 150 anni...

Gbattm ha detto...

sì, ma loro vivono ancora nei nostri cuori...